Sarko vuole le nozze gay. Anzi, no

Se l’intenzione di Libération era quella di mettere in imbarazzo Nicolas Sarkozy, si può dire che l’obiettivo sia stato raggiunto. L’indiscrezione, diffusa ieri dal giornale della gauche francese, sull’intenzione del presidente di inserire nel programma elettorale dell’Ump il matrimonio omosessuale ha ottenuto intanto l’effetto di provocare la smentita della portavoce del governo,  Valérie Pécresse, la quale ha assicurato che “il presidente non ha assolutamente cambiato idea ed è contrario all’estensione del matrimonio alle coppie omosessuali”.
19 AGO 20
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Se l’intenzione di Libération era quella di mettere in imbarazzo Nicolas Sarkozy, si può dire che l’obiettivo sia stato raggiunto. L’indiscrezione, diffusa ieri dal giornale della gauche francese, sull’intenzione del presidente di inserire nel programma elettorale dell’Ump il matrimonio omosessuale ha ottenuto intanto l’effetto di provocare la smentita della portavoce del governo, Valérie Pécresse, la quale ha assicurato che “il presidente non ha assolutamente cambiato idea ed è contrario all’estensione del matrimonio alle coppie omosessuali”. Dall’opposizione, arrivano bordate sugli scippi di programma con i quali Sarkozy proverebbe a rimontare nei sondaggi – la percentuale dei favorevoli alle unioni civili per i gay sarebbe tra gli elettori dell’Ump del quaranta per cento – e dileggi sui suoi patetici tentativi di “reindorare la propria immagine” rimanendo in mezzo al guado: troppo timido per le associazioni militanti, che chiedono matrimonio e totale equiparazione alle coppie eterosessuali; troppo osé per chi, nell’elettorato, rimane attestato sulle posizioni di ostilità anche ai Pacs per i gay.
Ma, che sia o meno un ballon d’essai e dando per scontata la personale posizione aperturista del presidente – che già nella scorsa campagna elettorale aveva prima promesso e poi fatto marcia indietro sul tema delle unioni civili per i gay – ci si chiede quale sia il reale interesse di Sarkozy a infilarsi in una logica alla Zapatero: “nuovi diritti” per far dimenticare i guai della crisi che giusto ieri ha segnato per la Francia un altro giorno nerissimo. Logica che ha mal ripagato anche in Spagna e che si autodenuncia come ripiego elettoralistico.